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La Boschereccia

La sala ovale già Guicciardini – Cesari ora Baravelli Luca di Windegg in Bologna

Un inedito ciclo pittorico di Rodolfo Fantuzzi (Bologna 1781-1832)


 

Rodolfo Fantuzzi, legato all’Accademia Clementina, giovane artista bolognese. Continuando l’opera del maestro Vincenzo Martinelli realizzò pittoricamente i propri paesaggi secondo un desiderio di borghese serenità. Questi aveva attinto dalle ricche biblioteche della nobiltà bolognese, studiando le opere a stampe giunte dalla Francia.

Fantuzzi fornì una soluzione secondo i principi del trompe l’oeil. Le quattro porte lignee e le cornici degli stipiti diventano così un tutt’uno con il paesaggio, trasformate in basamenti architettonici per quattro sculture allegoriche. Seguendo i principi dell’arte muraria, erano completamente dipinte ad imitazione di conci lapidei, in parte degradati dal tempo con presenza di licheni ed edera. La nuova sala fu eseguita nel 1822 per i coniugi Filippo Baravelli e Marianna Cesari, proprietaria quest’ultima della cinquecentesca abitazione. Reputo che i giovani sposi abbiano scelto solo in un secondo momento il Fantuzzi come decoratore, accettando il Trompe l’oeil come novità alla moda. L’artista trovò infatti nell’ambiente prescelto un banale soffitto piano, contrariamente a ciò che sarebbe stato ideale per lui, cioè una volta a vela.

Il Fantuzzi dipinse una classica ed elegante dedica al Baravelli. Supporto pittorico alla finta lapide chiaroscurata dell’epigrafe fu lo sportello in canapa, a chiusura della bocca del camino. Per la casa Guicciardini-Cesari il Fantuzzi trasse, in parte ispirazione dalle opere di Cloude Joseph Vernet (1714 – 1789), Antoine Vernet (1726 – 1775) detto Vernet de Marsille, che con il fratello Jean Antoine (1716 – 1775) si erano trasferiti a Napoli, celebri per le marine pervase da un sereno nitore mediterraneo, ampliamente diffuse fra gli amatori d’arte attraverso le incisioni.

Il camino fu ideato come supporto architettonico ad un gruppo scultoreo, dove ad un Nettuno armato di tridente erano abbinati un delfino ed un tritone in atto di suonare una grande conchiglia. Il gruppo scultoreo risultava così ideale partizione del diorama ovale, che costituiva l’intero decoro pittorico parietale.

La mancanza di imponenti architetture e figure di genere esalta le presenze arboree di tipo mediterraneo che fanno da quinta. Il Fantuzzi pose alla sinistra un salice piangente e alla destra un pino marittimo, che indicano rispettivamente un elemento di matrice romantica anglosassone uno tipico del paesaggio italico. Quest’ultimo è messo in rapporto ad un bosco e ad una lontana altura. Nella sala ovale le due superfici parietali concave più lunghe, pur avendo come soggetto l’elemento acqueo, si diversificano nell’impostazione. Una riconduce ad una visione marina con un porto munito di torre ed imbarcazioni alla rada, di gusto ancora settecentesco; la seconda risulta l’idealizzazione di un lago contenuto in una realtà montuosa, unico elemento emergente, opera dell’uomo, è un altro basamento come supporto ad una scultura di tipo antico.

L’impostazione fantuzziana ricorda non solo le opere francesi del Vernet, ma anche la veduta di un porto eseguita in villa Pallavicini da Vincenzo Martinelli in collaborazione con Pietro Fancelli) Il Fantuzzi in casa Guicciardini – Cesari, presenta una veduta marina sgombra da ogni presenza montuosa ad abbassa, secondo la tradizione nordica, la linea dell’orizzonte. Pur mantenendone l’impianto compositivo.

Il Fantuzzi trasformò la torre cilindrica, che compare nella veduta del maestro in torre quadrata con mura a balcone. Per assecondare l’illusione prospettica accentuò il verticalismo della costruzione militare affiancandole, in modo ben proporzionato, un’imbarcazione a vele spiegate. Lo zoccolo, che interessa l’intera “sala paese”, fu pensato e realizzato come muro di cinta in conici lapidei, consunti dal tempo e qua e là ricoperti da vegetazione spontanea. A conclusione di questa nota, si osservi che i dipinti parietali servivano a rendere vivibili ambienti bui prospicenti cortili o cavedi.

Architetto Vincenzo Lucchese